il Tantra (cos'è)

Tantra casa èQuando si sente parlare di Tantra in generale si resta molto confusi perché il materiale che si trova soprattutto in internet è di varia e differente natura, Le nozioni sono spesso contrastanti e le opinioni personali di chi ne parla sono diverse e spesso "interpretazioni personali". Il Materiale serio è di difficile reperibilità e quando lo si trova risulta estremamente complesso e articolato che molti si scoraggiano ad imbarcarsi nella lettura.

In questo breve Articolo vediamo di spiegare in parole semplici ed in sintesi cosa è Il Tantra. Si tratta di una introduzione di base che vuol solo soddisfare la curiosità e l'interesse di coloro che si avvicinano alla Conoscenza di queste pratiche e che invitiamo a seguire il nostro apposito Corso di Introduzione per una migliore e più diretta esperienza pratica personale.

Più che scrivere concetti su cui sono già stati versati fiumi di inchiostro abbiamo pensato di inserire nel sito due nostri brevi interventi (circa un minuto ciascuno) relativi a nostre proposte interne ma che illustrano chiaramente in modo conciso e sintetico la questione che potete visionare alla pagine:


Il Maestro Accademico (video)La Maestra Accademica (video) accessibili dal Menù:

(Chi Siamo) in alto a sinistra


Abbiamo inoltre provveduto a scrivere direttamente dei libri sull'argomento che possono essere scaricati e/o acquistati direttamente su questo stesso sito alla pagina: Testi accademici


Di seguito alcune nozioni tratte dai citati testi:

Il Tantra non è né una filosofia, né una religione, né una disciplina o una tecnica: è una “via”. Questo concetto, inusuale per la mentalità occidentale, sta ad indicare un percorso esperienziale, strutturato e concepito per condurre l’anima – la parte spirituale dell’essere umano – a ricongiungersi con il principio divino dell’universo che già l’anima contiene dentro di sé.

Attraverso una particolare “via”, percorsa con l’interezza del proprio essere (corpo, mente, anima), lo spirito, scintilla del fuoco divino, torna ad incontrarsi e a perdersi nell’ infinità d’amore che lo attende. È una prospettiva grande, che, fra l’altro, non caratterizza solo il Tantra, ma tutte le “vie” tradizionali dell’oriente: lo yoga, il taoismo, ecc. Come tutti i raggi di una ruota, se percorsi fino in fondo, conducono inevitabilmente al centro, al mozzo, che è l’anima della ruota stessa, così ogni “via”, pur nella sua specificità, conduce all’incontro con il divino che sta al di là di ogni rappresentazione che l’uomo ne fa. L’obiettivo comune è perciò quello di puntare verso il cielo, ma ogni “via” suggerisce una strategia diversa per ottenere il medesimo risultato.

Se l’ashtanga yoga di Patanjali propone, in un certo senso, di costruirsi le ali per volare – purificando progressivamente il proprio essere, il Tantra suggerisce invece il modello dei grandi alberi: radicarsi profondamente nella terra per poter innalzare le proprie fronde nell’azzurro del cielo. Volare è una sfida dura: occorre alleggerirsi al massimo, rinunciare a moltissime cose per tornare ad un’essenzialità assoluta, allenarsi duramente, avere coraggio e potenza per combattere la forza di gravità. Per questo, con molta lucidità, il grande maestro Osho Rajneesh sosteneva che lo yoga è una via “maschile” verso il divino, una via per combattenti spirituali. La grande quercia opera diversamente: forte, radicata nella terra, accoglie fra i rami lo spazio del cielo e le sue creature, senza sfidarlo, come una madre che vede nel suo piccolo figlio una scintilla di Dio, ma, al contempo, lo nutre e lo allatta, senza dimenticare che – per ora – egli appartiene ancora alla terra. E anche la terra sa amare! Questo è il Tantra: la via femminile verso “moksha”: la trasformazione finale.

La festa della sensorialità sottile  il termine “Tantra” deriva dalla radice sanscrita “tan”, che, alla lettera, indica l’azione di stendere la tela sull’ordito e quindi, in senso lato, significa “espandere”, “dilatare”. E cosa viene dilatato? Molto semplice: lo spirito, la coscienza incondizionata, il “sé”, ciò che la tradizione filosofica indo-vedica chiama “atman”, contrapponendolo all’ego psicofisico (l’ahamkara). Per ottenere questa espansione del sé, ovvero la dilatazione della coscienza, il punto di partenza, secondo il Tantra, consiste nella ricalibratura della sensorialità. Gli esseri umani, spesso, sono caratterizzati da una sensorialità grossolana, distratta, incapace di percepire le sfumature. È un problema, per disporre di una sensorialità grossolana significa non riuscire a cogliere la bellezza sottile di tutto ciò che ci circonda, divenire incapaci di gioire profondamente per il tenue fascino di un fiore, il profumo di un muschio, il tocco di una mano. Per reagire abbiamo sempre più bisogno di stimolazioni intense, pesanti, invasive: le troviamo nella droga, nel mondo delle immagini trash, nell’inferno acustico delle discoteche. Per un essere umano che ha incrementato la finezza dei suoi sensi, la vita tutta intorno è piena di bellezza e fascino. Se Dio esiste nulla è “normale”, ma tutto, proprio tutto, è “straordinario”, solo che i nostri sensi rozzi e ottusi ci rendono sempre più incapaci di “sentire” la vita. Per questo il primo passo della via tantrica consiste in una purificazione della sensorialità. Purificarsi dall’inquinamento sensoriale che caratterizza la vita quotidiana per sviluppare una sensorialità sottile, capace di cogliere le sfumature e, con esse, la ricchezza della vita. Colori, profumi, sapori, contatti fisici, suoni, mantra e musica. Raffinate esperienze in tutti questi ambiti conducono finalmente il sadhaka tantrico (il discepolo che percorre questa via) a vivere con intensità il “qui ed ora”. Se percepisco la ricca bellezza della realtà che mi circonda e mi lascio catturare dalla pienezza di vita che ogni istante contiene, la mia mente sentirà sempre meno il bisogno di essere “altrove”, di fuggire nel passato o nel futuro, la mia consapevolezza inizierà a crescere e la coscienza a dilatarsi, i rimpianti e le paure a svanire, l’ansia del futuro a diminuire. Così, senza che il sadhaka se ne renda neppure conto, la dimensione della meditazione è iniziata. Perché questa è la meditazione: totale presenza, apertura e dilatazione della coscienza che scopre l’eternità nell’istante presente.

La sessualità tantrica (Tantra), con il ricco bagaglio di una sensorialità rinnovata il sadhaka tantrico si avvicina alla sessualità e la vive in un modo sacro. Secondo la visione tantrica, infatti, la sessualità è il contesto in cui Dio in forma maschile incontra Dio in forma femminile. Il Tantra  invita il sadhaka a riflettere sull’atto sessuale: il “Maithuna” o “mahamudra”. Si tratta del “grande gesto” (questo è il significato di “mahamudra”), l’azione più totale che l’essere umano incarnato può compiere, perché è l’azione che rende presenti le forze creative del cielo e della terra, che generano e sorreggono la vita.
La fusione del maschio con la femmina simboleggia l’unione di purusha e prakriti (l’energia dello spirito e l’energia della natura). L’invito del Tantra è semplice: vivi la sessualità con la pienezza dei sensi sottili che hai sviluppato, gioisci di essa nella pienezza dei profumi, del gusto, della visione e del tocco, annegati nel “qui ed ora” del piacere intenso che essa ti arreca, e al tempo stesso ricorda che il “samadhi” che provi (cioè il senso di appagamento dato dalla fusione) non è che l’anticipazione pallida di un ben più alto samadhi che ti attende: la fusione con Dio.

La sessualità vissuta tantricamente, perciò, non è altro che il dito che indica la luna. Solo lo stolto si perde a guardare il dito: l’obiettivo è la luna.

Per questo, quando la spiritualità si è davvero espansa, l’esperienza sessuale tantrica può paradossalmente arrivare a coincidere con il brahmacarya (l’astinenza sessuale). Una volta compreso il significato del sesso in quanto simbolo, quest’ultimo può anche essere abbandonato, benché il tantra non rivolga alcun invito a farlo.

In sostanza, come i grandi maestri hanno ben compreso, una volta che la coscienza sia liberata dalla dipendenza emozionale dalla sessualità, quest’ultima può ancora essere vissuta o no, con la libertà di chi è salito ad un livello più alto e non viene più condizionato da quelli inferiori.

 

 

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